STORIA DELLE PINZOCHERE: “BIZZE”, DEVOZIONE E SOSPETTI ALL’OMBRA DI SANTA CROCE

Nei vocabolari di italiano, alla voce “pinzochera” si trovano come sinonimi “bigotta” e “zitella”. Entrambi danno un’idea della fama delle vere pinzochere, nate alla fine del Duecento a Firenze, che furono un’istituzione per la città, tanto da dare il nome a una delle vie che partono dalla Basilica di Santa Croce.

Bizzo e “bizze”

Le pinzochere erano terziarie francescane, cioè laiche non consacrate che vivevano secondo la regola di San Francesco. La confraternita era stata fondata nel 1285 e accoglieva donne che volevano dedicarsi alle opere di carità e in particolare alla cura della Basilica di Santa Croce. La regola francescana imponeva la povertà e le donne indossavano un abito di tessuto grezzo,  detto bizzo (bigio, cioè grigio), dal quale derivò il nome bizzocchera, poi trasformato in pinzochera.

Erano spesso ex prostitute che volevano cambiare vita, ma c’erano anche vedove o nubili; l’importante, sottolineava la regola,  era che non fossero sposate. Così i fiorentini cominciarono a usare il termine  bizza per indicare le zitelle e l’espressione “fare le bizze” per descrivere un atteggiamento bisbetico e lunatico, proverbialmente attribuito alle donne senza marito.

Era anche comprensibile che le pinzochere venissero definite “bigotte”. Vivevano in comunità  nel Convento di Santa Elisabetta del Capitolo, che si trovava di fianco alla Basilica di Santa Croce, tra gli attuali Largo Bargellini e Via S. Giuseppe, e diede il nome a Via delle Pinzochere. Si occupavano delle pulizie e dell’ordine della Basilica, nella quale entravano da una porta laterale, chiamata “porta delle pinzochere”.

Devote o peccatrici?

Fu probabilmente proprio a partire da quella porta dedicata che si diffusero le voci che definivano le pinzochere tutt’altro che devote. Si cominciò coll’insinuare che entrassero in chiesa troppo presto al mattino e che le pulizie fossero un pretesto; qualcuno affermò che vi si recavano anche di notte, per motivi non certo leciti, e le malignità presero corpo fino a dichiarare con certezza, benché senza prove, che esisteva un passaggio segreto tra il convento delle pinzochere e il monastero dei frati di Santa Croce.

Che fossero solo calunnie, alimentate dalla malizia dei fiorentini, o che nascondessero qualcosa di vero, le voci si fecero sempre più insistenti, sebbene non ci fossero prove della presunta immoralità delle pinzochere.  Il granduca Cosimo I de’ Medici si convinse che l’unico modo per mettere a tacere le malelingue fosse quello di allontanare le donne da Santa Croce. Così, alla fine del Cinquecento, le pinzochere dovettero lasciare il convento. Non ebbero un’altra sede e quindi si divisero, sistemandosi presso monasteri, ordini religiosi e case private.

A ricordarle ancora, oltre alla via omonima, c’è il portico trecentesco sul lato sinistro della Basilica, chiamato “porticato delle pinzochere”, e sotto le sue volte, ormai murata, quella porta che le pinzochere hanno varcato per tre secoli.

I luoghi:
Via delle Pinzochere
Basilica di Santa Croce
, Piazza Santa Croce

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