BORGO ALLEGRI: STORIA DI UN RE, DI UN PITTORE FAMOSO E DI FIORENTINI FELICI

A volte basta una sola occasione, un unico momento nella storia collettiva per fissare un nome che rimarrà scolpito nei secoli. Vale per soprannomi eterni (uno su tutti, Cesare) e anche per nomi più semplici, come quello di Borgo Allegri, che racconta di un giorno di felicità cittadina di oltre settecento anni fa.

Il re e il pittore

Borgo Allegri è una  via che attraversa il quartiere di Santa Croce, dalla basilica fino a Piazza dei Ciompi, e, secondo la leggenda, è esattamente quello che dichiara il suo nome: una via di persone felici. Lo diventò improvvisamente  in una giornata particolare alla fine del Duecento, che si trasformò in una festa grazie a due personaggi, un re francese e un artista fiorentino.

Carlo d’Angiò, re di Francia e di Sicilia, era in visita a Firenze e i cittadini, felici di mostrargli le bellezze della città, lo condussero da colui che meglio rappresentava l’arte fiorentina, il celebre pittore Cimabue. Nella sua bottega, Cimabue era al lavoro, ma non si sottrasse alla visita e volle anzi rendere onore al sovrano francese: mostrò a Carlo d’Angiò e a tutti i presenti l’opera alla quale stava lavorando, che nessuno aveva ancora visto. L’iniziativa di Cimabue scatenò la gioia dei suoi concittadini, al punto che la via dove sorgeva la bottega di Cimabue prese il nome di Borgo Allegri.

La leggenda si è tramandata nei secoli grazie anche al Vasari, artista e storico dell’arte del Cinquecento, che la riporta nelle sue Vite, le celebri biografie di pittori, scultori e architetti. Raccontando dell’incontro di  Carlo d’Angiò e Cimabue e di come il pittore mostrò la sua tavola inedita, Vasari dice che arrivarono “tutti gl’uomini e tutte le donne di Firenze con grandissima festa e con la maggior calca del mondo” e conclude:

Laonde per l’allegrezza che n’ebbero, i vicini chiamarono quel luogo Borgo Allegri”.

L’opera misteriosa

L’aspetto curioso di questo racconto riguarda l’opera che Cimabue stava dipingendo, quando accolse il re francese. Vasari afferma che era una “Maestà” per la Chiesa di Santa Maria Novella, quella a noi nota come Madonna Rucellai, dal nome della cappella che la ospitava, e per secoli nessuno mise in discussione l’autorità di Vasari. Solo alla fine dell’Ottocento si scoprì, grazie a un documento del 1285, che l’autore della Madonna Rucellai  (oggi conservata agli Uffizi) non era Cimabue, ma Duccio di Buoninsegna.

Vasari si era dunque sbagliato sull’opera, anche se in buona fede, fidandosi, come lui stesso dichiara, della tradizione orale (“Dicesi…”) e dei racconti dei suoi predecessori (“et in certi ricordi di vecchi pittori si legge…”). Ma l’errore, sebbene significativo dal punto di vista della storia dell’arte, poco conta per Borgo Allegri: qualunque fosse l’opera che Cimabue stava dipingendo, la storia non dubita della felicità dei suoi concittadini.

Una Madonna miracolosa o una famiglia illustre?

Non è solo il racconto tramandato da Vasari a spiegare l’origine di Borgo Allegri.

Un’altra leggenda ha per protagonista ancora un’immagine sacra, secondo Vasco Pratolini, lo scrittore fiorentino che al quartiere di Santa Croce ha dedicato uno dei suoi più noti romanzi, intitolato appunto Il Quartiere. Così Pratolini spiega il nome di Borgo Allegri:

in un’età antica un’immagine della Madonna, dipinta da un concittadino immortale, portata in processione, si degnò miracolare in mezzo al popolo, “rallegrandolo”.”

Pratolini non dice chi fosse il “concittadino immortale” (forse lo stesso Cimabue?)e non racconta quale sia stato il miracolo, ma la conclusione della storia è la stessa: gli abitanti in festa e una via intitolata alla loro felicità.

Qualcuno dà anche un’altra spiegazione, più semplice e razionale. La via deriverebbe il suo nome dalla famiglia Allegri, celebre soprattutto per due personaggi: Domenico Allegri, sostenitore della Repubblica di Firenze, che si oppose ai Medici e per questo motivo fu esiliato nel 1433, e suo nipote Antonio Allegri, detto il Correggio, uno dei più noti pittori italiani del Cinquecento. Borgo Allegri avrebbe dunque preso il nome da questa famiglia illustre, seguendo una tradizione ricorrente nella toponomastica fiorentina.

E vissero per sempre…

Il fascino della leggenda di Carlo d’Angiò e Cimabue è nello spirito di questa storia: una gioia collettiva che nasce dalla condivisione dell’arte e della bellezza, talmente dirompente da volerla celebrare in un nome che attraversi i secoli. Miglior lieto fine, per questa storia, non poteva essere che quello rappresentato dai fiorentini , realmente “felici e contenti”, di Borgo Allegri.

I luoghi:

Borgo Allegri
Piazza dei Ciompi, dove Cimabue aveva la sua bottega
Galleria degli Uffizi, dove è esposta la Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna

Anche a noi la storia di Borgo Allegri è piaciuta, tanto che abbiamo chiamato “Allegri” una delle nostre camere. Visitala sul nostro sito e, se ti piace, prenotala!

Facebook

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>